A Pisa la dislessia rischia di diventare un’emergenza sociale

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Regione Toscana – “A Pisa la dislessia rischia di diventare un’emergenza sociale soprattutto per gli alunni delle scuole primarie e secondarie: nel corso del 2013 all’Asl 5 di Pisa sono arrivate complessivamente 530 richieste di valutazione per Dsa, che hanno confermato 343 diagnosi di disturbi specifici di apprendimento. In pratica, rapportando il numero di casi alla popolazione di riferimento dell’Asl 5 si è registrata una richiesta di diagnosi ogni circa 641 persone e un caso di Dsa ogni 990 abitanti. Una media rilevante se paragonata a quella di altre Asl toscane come Viareggio dove si sono registrate 33 diagnosi di Dsa (una ogni 5.136 persone), Massa con un caso ogni 1.600 abitanti, Firenze dove i casi sono stati 1.331 a fronte però di una popolazione dell’Asl 10 di 835.844 abitanti”. È la dichiarazione del consigliere regionale Ncd/Più Toscana e membro della IV commissione ‘Sanità’, Gian Luca Lazzeri, che lancia l’allarme su disturbi di apprendimento all’interno del territorio dell’Asl pisana.

“I numeri di questa emergenza – sottolinea – devono convivere con tempi tecnici per ottenere la certificazione del disturbo, cioè l’attestato valido ai fini scolastici e redatto dalla Asl ai sensi della legge 170 del 2010 che servirà ai bambini per ottenere compendi specifici per affrontare le difficoltà didattiche legate alla loro condizione, tutelandone le possibilità di successo scolastico. Tempi che nell’Asl 5 arrivano fino a 6 mesi come previsto dalle linee guida della Regione. Ma a cambiare deve essere la normativa regionale; la fine dell’iter valutativo diagnostico, infatti, per le famiglie e i bambini coinvolti, non costituisce un punto di arrivo, ma di partenza. La tardiva rilevazione del disturbo, specie superati i 10 anni di vita, può avere conseguenze sulla sfera emotiva di bambini e adulti pregiudicandone non solo le possibilità di successo scolastico, ma andando a colpire a cascata la sfera psicologica. Quello che manca dopo questo passaggio, infatti, è una solida rete a livello di sanità pubblica che unisca le esperienze dell’associazionismo a quelle di genitori e insegnanti permettendo di sostenere le famiglie, spesso costrette a convivere con attese estenuanti”.

“Per questo motivo – conclude Lazzeri – presenterò una proposta di emendamento al piano socio sanitario integrato che segni la rotta per agire in questa direzione: diminuzione dei tempi d’attesa, corsi di approfondimento per il personale docente (fra i primi a poter fungere da campanello d’allarme per i Dsa in assenza di marcatori biologici, comportamentali o sociali in ambito extrascolastico) e un riconoscimento dell’associazionismo regionale attivo nei Dsa finora relegato alla periferia delle azioni di tutela e compensazione di bambini e adulti colpiti da disturbi come la dislessia”.